La casa tutta elettrica: quando conviene, soluzioni e prezzi

Si può rinunciare al gas? Cerchiamo di capire di più

Rinunciare del tutto al gas per una casa elettrificata al 100% è una buona idea? In quali casi è consigliabile fare una scelta di questo tipo?

Sono domande sempre più frequenti tra chi deve ristrutturare casa, sta valutando l’acquisto di un’abitazione nuova, o semplicemente vuole abbattere il costo delle bollette.

Ma andiamo con ordine. Innanzi tutto, i massimi vantaggi della scelta “100% elettrico” si ottengono con un intervento complessivo, che parte dalla coibentazione (cappotto termico esterno o interno con nuovi infissi) per ridurre la dispersione di calore e di conseguenza il fabbisogno energetico, tuttavia non sempre è possibile, trattandosi di interventi più complessi, anche se il nuovo Superbonus 110% sta facilitanto un po’ le cose.

In sostanza, bisognerebbe pensare prima all’involucro e poi agli impianti, per ottenere il massimo risultato, ma se non è possibile, o se semplicemente non si vuol procedere con l’isolamento termico dell’edificio, già ristrutturare gli impianti termici porta ad un ottimo risultato.

Vediamo meglio.

Una casa totalmente elettrificata prevede in genere una pompa di calore, che può essere abbinata ad serbatoio d’accumulo, che può essere dedicato alla sola acqua calda sanitaria, o diventare un accumulo di calore che potrà essere utilizzato anche per il riscaldamento dell’abitazione. Inoltre per la cucina, si prevede naturalmente un piano a induzione, in modo da staccarsi completamente dalla rete del gas e utilizzare, quindi, l’energia elettrica per il riscaldamento, la produzione d’acqua calda e la cottura dei cibi.

Quando vince la pompa di calore

La pompa di calore (pdc), ottiene il suo massimo rendimento quando lavora con acqua a bassa temperatura, al contrario della caldaia a gas che lavora ad alta temperatura, quindi la pdc si adatta meglio con un impianto che lavori a bassa temperatura, ad esempio i ventilconvettori (fancoil) oppure un sistema radiante a pavimento oppure a soffitto.
La pdc si può però abbinare anche ai classici termosifoni con i dovuti adattamenti e configurazioni di impianto, cioè facendola lavorare ad una temperatura medio basa (40°C) se è possibile aumentare il numero degli elementi dei radiatori o se è possibile sostituirli con quelli di ultima generazione che possono lavorare ad una temperatura più bassa; ma questo non sempre è possibile: in tal caso si può far lavorare la pdc ad una temperatura medio alta (48-50°C) per in un tempo maggiore.

Un esempio: in una casa degli anni ’80 poco isolata, con una superficie di 120-130mq, dove abbiamo una caldaia a gas da 24 kW, per passare a una pompa di calore bisognerebbe installare un apparecchio da almeno 16 kW termici, abbinandola ad un accumulo di acqua esterno, in modo che non perda troppa efficienza, e possa riscaldare l’acqua ad una temperatura tra 40°C e 50°C. In questo caso, in vista anche del passaggio ad un piano cottura ad induzione, occorrerà aumentare la potenza del contatore, (ricordiamo per completezza che una pompa di calore restituisce in media 4-5 kWh termici per ogni kWh elettrico consumato), ma si potrà dire addio definitivamente al contatore del gas.

Alla pdc può essere abbinato un serbatoio di accumulo per la sola acqua calda sanitaria da almeno 200 litri, considerando che con tale qauntità d’acqua si fanno tranquillamente un paio di docce consecutive, o in ogni caso tarato sulle esigenze/abitudini delle persone. Il serbatoio mantiene l’acqua a 55 gradi e si ricarica in 20-40 minuti secondo le temperature esterne.

Alternativamente, alla pdc è possibile abbinare un impianto solare termico, che la “aiuti” a produrre la quantità di calore necessaria per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria nel periodo invernale; e addirittura permetta alla pdc di rimanere spenta nel periodo estivo, quando a produrre l’acqua calda sanitaria sarà l’impianto solare termico. (In questa configurazione di impianto si parla di pdc utilizzata solo per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria).

L’importanza della coibentazione

Ricapitoliamo: se si vuole abbattere il costo delle bollette, abbandonando completamente l’uso del gas, ha senso un intervento di riqualificazione energetica per elettrificare tutto, specialmente nelle abitazioni medio grandi. Con un’ottima coibentazione, poi, aumentano risparmio ed efficienza energetica dell’abitazione (si vedano in merito le possibilità offerte dal Superbonus 110%).

Altrimenti, sempre rimanendo nel campo delle ristrutturazioni energetiche dell’abitazione, dove possibile, si possono sostituire i vecchi caloriferi con dei fancoil mantenendo i tubi esistenti, ma con il vantaggio di poter far lavorare la con una temperatura più bassa, sui 40°C, aumentandone l’efficienza.

Peraltro, i fancoil hanno un flusso d’aria più leggero e poco percepibile, al contrario degli split che tendono invece a “sparare” troppo l’aria calda o fredda.

Ancora un appunto sul riscaldamento: la pompa di calore, soprattutto se abbinata a un impianto a bassa temperatura, è più utile farla funzionare in modalità continua, impostando una temperatura che sarà mantenuta costante negli ambienti interni, in modo da ottimizzare il rendimento complessivo.

E qui è inevitabile fare un riferimento al concetto di “comfort”, perché tra i principali benefici di una casa ben coibentata e tutta elettrica c’è proprio il benessere, la confortevolezza degli ambienti.

Piani a induzione e contatori

Veniamo poi ai piani a induzione: questi piani oggi costano meno rispetto a qualche anno fa e sono relativamente facili da installare anche in cucine esistenti. Inoltre, hanno funzionalità avanzate per auto-limitarne l’assorbimento.

Tra l’altro, è bene chiarire che la cottura a induzione è molto più veloce (anche perché tutta l’energia va sulla pentola senza dispersioni), quindi ad esempio in tre minuti si fa bollire l’acqua, al contrario di un fornello a gas.

Il piano elettrico, insomma, può consumare parecchio, data la sua potenza, ma per un periodo limitato.

Di conseguenza, tra pdc, piano cottura a induzione e altri elettrodomestici, potrà essere necessario portare la potenza disponibile al contatore a 6kW per vivere senza problemi in un’abitazione elettrificata al 100%.

 

Quanto costa

Prima di dare qualche indicazione generale sui prezzi, è bene ricordare un’altra cosa molto importante da tenere in considerazione: in una casa 100% elettrica ben coibentata, i vantaggi (economici e ambientali) aumentano se si riesce ad autoprodurre l’energia richiesta con le fonti rinnovabili, ad esempio con un impianto fotovoltaico.

Per quanto riguarda le riqualificazioni energetiche di abitazioni già esistenti, considerando interventi “spinti” con cappotti termici, rifacimento di impianti di riscaldamento e pompa di calore, ad oggi si hanno diverse scelte possibili: il Superbonus 110%, il Conto Termico, le detrazioni fiscali del 50% e 65%.

In base anche all’incentivo più vantaggioso rispetto al tipo di intervento che si ha la possibilità di fare, cambieranno anche i prezzi e i livelli di investimento necessari.

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